
Export per PMI italiane nel 2026: quando i mercati si chiudono, dove si aprono le opportunitÃ
18 Maggio 2026
Dazi USA 2026: impatto concreto sulle PMI italiane esportatrici e come reagire
8 Giugno 2026📌 EPISODIO 2 di 2 | Lettura: ~6 minutiÂ
Nel primo episodio di questa serie abbiamo visto come la chiusura di Russia e Medio Oriente stia spingendo le PMI italiane verso nuove geografie — Africa e India in testa. In questo secondo episodio allarghiamo lo sguardo a due aree che nel 2026 offrono opportunità di dimensioni raramente viste prima: il Sud-Est asiatico e l’America Latina.
Sono contesti molto diversi tra loro — per cultura, rischi, settori e modalità di ingresso — ma entrambi accomunati da un elemento: stanno cambiando strutturalmente e più velocemente di quanto molte PMI italiane stiano cogliendo. In un anno in cui l’export italiano ha raggiunto 643 miliardi di euro e il governo punta a 700 miliardi entro il 2027, chi si posiziona oggi ha un vantaggio competitivo reale.

Sud-Est asiatico: il mercato dei prossimi vent’anni per le PMI italiane
L’area ASEAN — che comprende Vietnam, Indonesia, Thailandia, Malesia, Singapore, Filippine e altri — sta crescendo al 4,2% nel 2026 secondo le previsioni di EY-Parthenon, in un contesto globale in cui la media mondiale si attesta al 2,3%. Si tratta di uno dei pochi blocchi regionali che combina crescita sostenuta, stabilità macroeconomica relativa e domanda crescente di prodotti a valore aggiunto — esattamente il profilo di mercato dove il Made in Italy ha più da dire.
Eppure i numeri dicono che le PMI italiane sono ancora sottorappresentate nell’area: l’export italiano verso l’ASEAN supera i 9 miliardi di dollari, meno del 2% dell’export totale. Un dato lontanissimo da quello di Germania (25,8 miliardi) e Francia (13,1 miliardi). Il divario non è di competitività di prodotto: è di presenza e presidio commerciale.
La strategia giusta: hub + due mercati
Entrare nell’area ASEAN come se fosse un mercato unico è uno degli errori più costosi che una PMI possa fare. Ogni Paese ha normative doganali, canali distributivi, preferenze di consumo e livelli di rischio completamente diversi. La strategia più efficace nel 2026 — confermata dall’Agenzia ICE e dai principali player attivi nell’area — è la cosiddetta logica “hub + due mercati”.
Si sceglie un Paese pivot per la gestione commerciale e logistica (Singapore è il candidato naturale per la maggior parte delle PMI) e si presidiano due mercati operativi — solitamente Vietnam e uno tra Indonesia, Thailandia o Malesia — con approccio progressivo.
Singapore: il gateway dell’Asia per le PMI
Singapore non è un mercato di volumi. È un hub logistico, finanziario e normativo che consente alle PMI italiane di gestire la tesoreria regionale, strutturare i contratti con distributori e agenti locali e operare in un ambiente legale certo e trasparente — tratto raro nell’area.
Tra i vantaggi concreti: regimi fiscali agevolati per le holding regionali, rete di trattati contro la doppia imposizione tra le più estese al mondo, e un ecosistema di servizi professionali (legali, logistici, finanziari) altamente sviluppato. Per una PMI italiana che si avvicina all’ASEAN per la prima volta, strutturare una presenza leggera a Singapore prima di entrare nei mercati operativi è un investimento che riduce il rischio in modo significativo.
Vietnam: la porta d’accesso manifatturiera e commerciale
Con oltre 99 milioni di abitanti e una classe media destinata a raddoppiare — dal 13% al 26% della popolazione entro il 2026 — il Vietnam è il mercato che più di ogni altro nell’ASEAN combina opportunità di export e opportunità di produzione per le PMI italiane orientate alla manifattura.
L’accordo EVFTA (EU-Vietnam Free Trade Agreement), attivo dal 2020, ha già ridotto significativamente le barriere tariffarie. L’Italia è il secondo partner del Vietnam nell’Unione Europea, dopo la Germania. Un punto di partenza favorevole che molte PMI non stanno ancora sfruttando.
I settori con maggior potenziale per le PMI italiane in Vietnam sono:
- Macchinari industriali e automazione — il Vietnam è in piena transizione manifatturiera; la domanda di tecnologie per l’aggiornamento produttivo è sostenuta.
- Tessile, abbigliamento e pelli — il Vietnam è già uno dei primi esportatori mondiali di abbigliamento; le PMI italiane possono fornire tecnologie, semilavorati e accessori di qualità .
- Agroalimentare premium — la classe media vietnamita mostra un interesse crescente per prodotti di origine italiana, soprattutto nelle grandi città (Ho Chi Minh City, Hanoi).
Design e arredo — urbanizzazione accelerata e domanda di prodotti premium stanno aprendo uno spazio reale per il made in Italy nella fascia alta del mercato
Gli altri mercati ASEAN: un confronto rapido
| Paese | Punti di forza | Settori principali | Livello di accessibilità PMI |
| Vietnam | EVFTA, classe media in crescita, manifattura in espansione | Macchinari, tessile, agroalimentare, design | Alto |
| Thailandia | Automotive hub, food tech, infrastrutture mature | Macchinari, automotive, food processing | Medio-alto |
| Indonesia | 270M abitanti, maggiore economia ASEAN, digitalizzazione rapida | Beni di consumo, infrastrutture, agrifood | Medio (burocrazia elevata) |
| Malesia | Reddito medio alto, settore tech sviluppato | Tecnologia, farmaceutica, beni di consumo | Medio-alto |
| Filippine | 100M abitanti, anglofoni, servizi in crescita | Agroalimentare, beni di lusso accessibili | Medio |
| Singapore | Hub finanziario/logistico, zero dazi, normativa certa | Gateway regionale, tesoreria, distribuzione | Molto alto (come hub) |
Fonte: SACE Mappa Export 2026, Agenzia ICE, Camera di commercio di Torino (progetto ToASEAN)
💡 Strumento operativo: Fondo 394 SIMEST — area Asia-Pacifico
SIMEST finanzia l’inserimento nei mercati asiatici tramite il Fondo 394: spese per sedi commerciali, e-commerce internazionale, temporary export manager e partecipazione a fiere. Per l’area ASEAN non esiste una riserva dedicata come per Africa e India, ma le linee ordinarie coprono tutti i Paesi. Contributo a fondo perduto fino al 10%. Verificare la disponibilità di plafond regionali aggiornati.
America Latina: l’accordo UE-Mercosur cambia tutto per le PMI italiane
Nel gennaio 2026, dopo oltre 25 anni di negoziati, l’Unione Europea e il Mercosur hanno firmato formalmente ad Asunción, in Paraguay, un Accordo di Associazione Commerciale. È uno degli accordi commerciali più grandi della storia: 720 milioni di consumatori, un PIL combinato di oltre 22.000 miliardi di dollari — circa il 25% del PIL globale. L’accordo è entrato nella sua prima fase operativa dal 1° maggio 2026.
Per le PMI italiane, la portata è concreta: liberalizzazione di oltre il 90% delle linee tariffarie, con dazi che in molti settori strategici scendono dall’attuale 14–35% verso zero in modo progressivo. Il ministro Urso ha definito l’intesa “un’occasione imperdibile per incrementare l’export italiano verso il Mercosur di almeno 7 miliardi di euro annui”.
I numeri di partenza confermano il potenziale: l’export italiano verso il Mercosur vale già 7,6 miliardi di euro (+2,9%), con l’Italia che detiene il 13,8% dell’export UE complessivo nell’area. Secondo le stime di Confartigianato, entro il 2028 le esportazioni italiane verso l’area potrebbero crescere del 40%, passando dagli attuali 7,4 miliardi a oltre 10,4 miliardi di euro.
Brasile: la prima economia dell’area e il mercato prioritario
Il Brasile assorbe la quota preponderante dell’export italiano nel Mercosur: 5,9 miliardi di euro su 7,6 totali. L’Italia è già il primo partner europeo del Mercosur nella meccanica strumentale. Con l’accordo UE-Mercosur, le opportunità si ampliano in modo significativo.
SACE segnala per il Brasile prospettive positive in quattro aree principali:
- Infrastrutture — grandi investimenti pubblici in corso; alta domanda di ingegneria, impiantistica e tecnologie per costruzioni.
- Transizione energetica — il Brasile punta a diventare un hub globale delle rinnovabili; domanda di componentistica solare, eolica e tecnologie di stoccaggio.
- Automazione industriale — industria manifatturiera in aggiornamento tecnologico, con domanda di soluzioni Industry 4.0.
- Beni di consumo premium — oltre 30 milioni di italiani di origine vivono in Brasile; il Made in Italy gode di un posizionamento favorevole nella fascia premium.
Il rischio non è assente: fragilità fiscale, incertezze politiche e volatilità valutaria sono variabili reali. Ma ampie riserve valutarie e un mercato interno da 215 milioni di abitanti rendono il Brasile un rischio gestibile per chi entra con la dovuta preparazione.
Messico: il nearshoring come leva strategica
Il Messico ha un posizionamento unico nel panorama globale del 2026: è uno snodo centrale delle catene del valore nordamericane, con un ruolo crescente nel nearshoring per il mercato USA. Per le PMI italiane, questo crea un’opportunità indiretta: entrare in Messico come fornitore di componenti, tecnologie e semilavorati per la manifattura locale che poi esporta negli Stati Uniti — evitando l’esposizione diretta ai dazi americani.
I settori di interesse per le PMI italiane in Messico includono manifattura avanzata, beni strumentali, componentistica automotive e food & beverage. Il rischio credito è definito moderato da SACE — uno dei profili più gestibili dell’intera America Latina.
Argentina, Uruguay e Paraguay: il completamento dell’area
L’Argentina resta un mercato complesso — con 1,2 miliardi di euro di export italiano presenta volumi rilevanti — ma la volatilità macroeconomica e i problemi di cambio richiedono strumenti di copertura specifici (crediti documentari, polizze SACE) e una strategia di pricing in valuta forte. Non è un mercato per chi si affaccia per la prima volta all’America Latina.
Uruguay e Paraguay — rispettivamente 368 e 102 milioni di euro — sono mercati di dimensioni contenute ma con profili di rischio più gestibili, utili per testare la penetrazione nell’area con investimenti ridotti.
Confronto mercati America Latina — dati export italiano e profilo rischio 2026
| Paese | Export italiano 2025 | Profilo rischio SACE | Opportunità prioritarie |
| Brasile | 5,9 miliardi € | Credito 67 / Politico 51 | Infrastrutture, rinnovabili, automazione, beni premium |
| Argentina | 1,2 miliardi € | Credito alto / Volatilità valutaria | Agroalimentare, macchinari — con copertura SACE |
| Messico | n.d. (crescita forte) | Credito moderato | Manifattura, nearshoring USA, automotive, beni strumentali |
| Uruguay | 368 milioni € | Credito basso | Agroalimentare, beni di consumo — test market |
| Paraguay | 102 milioni € | Credito moderato | Agroalimentare, infrastrutture — volumi ridotti |
Fonti: Confartigianato Imprese (gennaio 2026); SACE Mappa Export 2026 (febbraio 2026)
💡 Strumento operativo: Fondo 394 SIMEST — Riserva America Latina
Dal 2026, SIMEST ha attivato una riserva dedicata da 200 milioni di euro per l’America Latina all’interno del Fondo 394. Copre spese per inserimento commerciale, e-commerce B2B, temporary export manager e apertura sedi. Contributo a fondo perduto fino al 10%. Cumulabile con bandi regionali (es. Lombardia, Emilia-Romagna) per ridurre ulteriormente i costi di ingresso.
Accordo UE-Mercosur: cosa cambia in concreto per le PMI italiane
L’accordo non è solo un abbattimento di dazi. È una ridefinizione del contesto operativo in cui le PMI italiane lavoreranno in America Latina nei prossimi decenni. Ecco gli elementi più rilevanti:
- Eliminazione dei dazi su oltre il 90% delle linee tariffarie — in modo progressivo su un arco di 10–15 anni. Settori coinvolti: meccanica strumentale, moda, oreficeria, agroalimentare, prodotti chimici.
- Convergenza regolatoria e tutela della proprietà intellettuale — riduzione delle barriere non tariffarie, con norme più vicine agli standard europei su etichettatura, sicurezza prodotto e diritti IP.
- Protezione delle indicazioni geografiche — i prodotti DOP e IGP italiani ricevono tutela formale nei mercati Mercosur: un vantaggio diretto per agroalimentare, vino e formaggi.
- Accesso agli appalti pubblici — le imprese europee potranno partecipare a gare pubbliche in Brasile, Argentina e negli altri Paesi membri in condizioni di maggiore parità .
Un avvertimento necessario: l’accordo da solo non apre le porte. Come ha sottolineato Confartigianato, senza strumenti dedicati di credito, garanzie e supporto all’internazionalizzazione, i benefici rischiano di concentrarsi nelle grandi imprese. Le PMI che vogliono cogliere l’opportunità devono agire in modo proattivo: pianificare l’ingresso ora, prima che i mercati si affollino.
Sud-Est asiatico o America Latina? Come scegliere il mercato giusto per la tua PMI
La domanda non è quale delle due aree sia “migliore”. La domanda è quale sia più adatta alla struttura, ai prodotti e agli obiettivi della tua azienda. Ecco le variabili chiave da considerare:
| Variabile | Sud-Est Asiatico | America Latina |
| Distanza culturale | Alta — richiede adattamento profondo | Bassa — affinità storica, diaspora italiana |
| Complessità normativa | Alta, ma con Singapore come punto di accesso semplificato | Media — in miglioramento con UE-Mercosur |
| Rischio valutario | Medio (alcune valute instabili) | Alto in Argentina; moderato in Brasile e Messico |
| Tempi di ritorno | Medio-lunghi (3–5 anni) | Medio-lunghi, ma con accelerazione post-Mercosur |
| Settori più adatti | Manifattura, macchinari, design, agroalimentare | Meccanica, agroalimentare, moda, infrastrutture |
| Strumento SIMEST | Fondo 394 linee ordinarie | Riserva dedicata America Latina 200M€ |
| Momentum 2026 | ASEAN +4,2% PIL; domanda sostenuta | UE-Mercosur operativo dal 1° maggio 2026 |
Una regola pratica: se la tua azienda produce beni manifatturieri o macchinari e ha già esperienza di export in Europa, l’America Latina — e il Brasile in particolare — offre un ingresso culturalmente più vicino e un contesto post-Mercosur favorevole. Se invece produci tecnologia, componenti o beni di consumo premium e sei disposto a investire in una struttura regionale, il Sud-Est asiatico offre potenziali di scala difficilmente replicabili altrove.
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